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GdP, giornalisti in lacrime e furiosi

"È una situazione inaccettabile, un datore di lavoro etico come la Curia non può fare queste cose" - L'ATG: "Presentare un piano sociale è obbligatorio"

 
17
maggio
2018
13:54

LUGANO - Il clima all'interno della redazione del Giornale del Popolo è chiaramente molto teso in questo momento. La trentina di dipendenti è ancora in riunione e, all'interno, oltre ai vertici del quotidiano abbiamo visto entrare anche dei sindacalisti. Fuori dalle porte alcuni collaboratori in lacrime, fra cui persone che al quotidiano hanno passato quarant'anni. Siamo riusciti a parlare con dei giornalisti e molti di loro sono furiosi. "È una situazione inaccettabile, un datore di lavoro etico come il Vescovo non può fare queste cose. Sembra quello che è successo a Darwin Airlines. Mi sento davvero preso in giro, anche perché martedì avevamo fatto una riunione e ci avevano detto che, sì il Vescovo stava valutando la situazione, ma che c'era grande fiducia".

Giornalisti quelli con cui abbiamo parlato che si chiedono come mai davvero si chiuda il giornale licenziando tutti da un giorno all'altro per un buco di 400 mila franchi. "In ogni caso se fossimo restati all'interno del gruppo del Corriere del Ticino, probabilmente non ci saremmo trovati soli in una situazione del genere".

LE REAZIONI 

Il Partito Popolare Democratico in un comunicato esprime "profonda tristezza per l'annunciata chiusura del Giornale del Popolo. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno innanzitutto a tutti i collaboratori e alla Direzione del giornale, nonché a quanti – negli anni – hanno creduto e lavorato per il GdP. La speranza è che si trovino soluzioni a favore degli attuali dipendenti del giornale, ai quali va tutto il nostro sostegno. Il PPD, deplorando un nuovo impoverimento del panorama mediatico ticinese e svizzero che con la chiusura del GdP perde una voce sempre attenta sia ai grandi temi cantonali, nazionali e internazionali sia alle piccole realtà locali e alle loro tradizioni, auspica che la società civile sappia trovare nuove forme per continuare a testimoniare con autorevolezza il valore dell'immenso patrimonio etico-culturale costituito dalle radici cristiane del nostro Paese".

L'Associazione Ticinese dei Giornalisti (ATG) in una sua presa di posizione esprime "grande sconcerto e grande tristezza per l'annuncio dell'imminente chiusura, dopo 92 anni, del Giornale del Popolo. Una decisione che comporta una grave perdita per il panorama mediatico ticinese, privato di una voce originale che ha contribuito in modo significativo a garantire il pluralismo della stampa e del dibattito pubblico; e che porterà purtroppo al licenziamento di decine di colleghi e di impiegati amministrativi. Ciò che sorprende non è solo la subitanea decisione della chiusura, che sappiamo determinata in larga parte dal fallimento di Publicitas, in arretrato di quattro mesi nel pagamento degli annunci già pubblicati sul giornale. Ci amareggia il modo con cui è stata gestita la crisi del giornale da parte dell'editore, che non ha voluto entrare in merito all'ipotesi di trasformazione del quotidiano in settimanale e che nelle scorse settimane non ha coinvolto la direzione e i giornalisti nella ricerca di altre soluzioni".

 In questo senso, "l'ATG non può che sottoscrivere l'appello della direttrice Alessandra Zumthor ai sostenitori del giornale e a chi ha a cuore il pluralismo della stampa in Ticino affinché la voce del GdP non scompaia. Ricordiamo in ogni caso che di fronte a licenziamenti collettivi di una certa ampiezza vi è l'obbligo di presentare un piano sociale. Così come evidentemente esiste il dovere morale di alleviare il più possibile le conseguenze dei licenziamenti per colleghi che, qualcuno da più di 20 anni, hanno dedicato ogni energia e impegno per garantire l'uscita e la qualità del giornale. L'ATG sarà a fianco dei colleghi nella ricerca di valide soluzioni. Da ultimo non possiamo non rilevare le conseguenze per la stampa tutta della cattiva gestione aziendale di quello che un tempo era il colosso della Publicitas. La libertà e il pluralismo della stampa sono beni troppi preziosi perché il mondo politico non si interroghi sulle tante ristrutturazioni e sparizioni di titoli a cui assistiamo da tempo anche in Svizzera. Il Comitato dell'Associazione Ticinese dei Giornalisti".

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