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“Due anni di carcere con la condizionale”

È la pena richiesta nei confronti dei tre dirigenti del CCIS nel processo per propaganda terroristica al TPF di Bellinzona

Keystone
 
16
maggio
2018
18:32
ats

BERNA - La procuratrice della Confederazione Juliette Noto ha chiesto una pena di due anni di carcere con la condizionale per i tre dirigenti del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS) comparsi oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona per propaganda a favore del terrorismo. Al centro dell'accusa un'intervista ad Abdallah Al-Muhaysini, ritenuto un dirigente di al Qaida in Siria.

I tre si sono avvalsi del diritto di non rispondere: considerano il processo politico e le accuse senza fondamento. Il dibattimento si concluderà domani. La lettura della sentenza è prevista per il 25 maggio.

Il presidente del CCIS Nicolas Blancho, il responsabile della comunicazione Qaasim Illi e il "produttore culturale" dell'organizzazione Naim Cherni sono accusati di aver violato la legge federale che vieta i gruppi terroristici al-Qaida, Stato islamico (Isis) e organizzazioni associate.

L'imputato principale è Cherni, 26enne tedesco residente a Berna, che secondo i servizi segreti elvetici "da anni contribuisce a radicalizzare giovani musulmani in Svizzera e mobilitarli per la lotta jihadista".

La violazione alla legge federale sarebbe avvenuta in particolare con una videointervista da lui effettuata nell'ottobre 2015 in Siria ad Abdallah al-Muhaysini, un saudita che la Procura federale ritiene fosse un alto esponente di al-Qaida nel paese mediorientale. Lo stesso al-Muhaysini si è invece sempre dichiarato indipendente e non si è mai riconosciuto pubblicamente in al Qaida.

Nel video al-Muhaysini ammette di aver inizialmente ammirato l'Isis ma afferma poi che questa organizzazione è da ripudiare poiché uccide musulmani. "Siamo gruppi jihadisti, cerchiamo di difenderci e di ridefinire il sistema globale e di mettere in pratica l'Islam", afferma avvicinandosi alla tesi della rivoluzione islamica mondiale di al Qaida. Nell'intervista, al-Muhaysini esorta inoltre la gioventù musulmana europea ad andare a combattere in Siria, senza però aderire allo Stato islamico. Chi non va in Siria sarà punito da Dio, avverte.

Per il CCIS, piccolo gruppo islamista molto attivo e presente sui social media, al-Muhaysini non è mai stato membro di al-Qaida o della sua succursale siriana an-Nusra ma un "costruttore di ponti" tra i vari gruppi ribelli siriani e un attivo oppositore dello Stato islamico (Isis). Cherni sostiene anche che con i suoi video ha voluto mettere in guardia contro i terroristi dell'Isis.

Oggi Blancho, Illi e Cherni non hanno rilasciato alcuna dichiarazione, né in merito al caso né riguardo alla loro situazione personale. I tre imputati hanno addotto che le loro risposte sono già contenute in un rapporto che il CCIS ha redatto in aprile e che si trova agli atti, oltre che sul suo sito internet.

A tale documento ha fatto riferimento anche la procuratrice federale Juliette Noto all'inizio della requisitoria, affermando però che esso conferma le accuse: il redattore è ignoto e si tratta di "un'assunzione delle prove clandestina in territorio di guerra". Secondo la procuratrice le dichiarazioni di al-Muhaysini e di un esponente di al Qaida citate nel rapporto mirano a relativizzare la funzione dello stesso al-Muhaysini.

Juliette Noto ha poi voluto dimostrare, facendo riferimento a informazioni contenute in diversi filmati su internet, che Abdallah Al-Muhaysini è un dirigente di al Qaida. Secondo l'accusa le immagini con al-Muhaysini proposte dal CCIS non sono "un'intervista giornalistica in esclusiva" condotta secondo le regole della professione, quanto piuttosto una piattaforma di propaganda islamista per lo stesso al-Muhaysini.

Quest'ultimo parla per oltre 35 minuti mentre il contributo totale dell'intervistatore Cherni non supera i due minuti. Non si può - ha detto la procuratrice - parlare di lavoro giornalistico: al-Muhaysini durante l'intervista guarda direttamente nell'obbiettivo e si rivolge ai giovani musulmani nel mondo chiedendo loro in modo velato di partecipare alla guerra santa.

I tre esponenti del CCIS, che rischiavano fino a cinque anni di carcere o una pena pecuniaria, stamane sono stati accolti davanti al tribunale da una trentina di persone al grido di "Allah u akbar" (Dio è il più grande).

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