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Stretta su Khashoggi, Ankara ha "informazioni e prove"

Il caso del giornalista scomparso il 2 ottobre dopo l'ingresso nel Consolato saudita

Keystone
 
19
ottobre
2018
19:33
ats

ISTANBUL - Dopo il riconoscimento della probabile morte da parte del presidente statunitense Donald Trump, sono alla stretta finale le indagini in Turchia per arrivare a capire chi ha ucciso Jamal Khashoggi, e chi ha ordinato di ucciderlo. "Abbiamo alcune informazioni e prove" sul caso del giornalista, scomparso il 2 ottobre scorso dopo l'ingresso nel consolato saudita a Istanbul, e "condivideremo con tutto il mondo i risultati dell'inchiesta", ha spiegato il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu. Nessuna tempistica certa, ma una conclusione sembra prossima.

Del resto le indagini sono partite già poche ore dopo la scomparsa, quando la polizia si è convinta che il reporter era stato ucciso e ne ha cercato invano le tracce perquisendo uno degli aerei che ha riportato a casa gli agenti di Riad. Ankara si tiene però strette le presunte prove. Né il segretario di Stato degli Usa Mike Pompeo, né nessun altro funzionario americano ha ricevuto registrazioni audio del sospetto omicidio, ha assicurato ancora Cavusoglu, confermando così la versione dell'amministrazione statunitense.

Oggi la procura di Istanbul ha interrogato come testimoni 15 dipendenti turchi della sede diplomatica di Riad. Tra loro contabili, tecnici, operatori telefonici e anche l'autista del console. Non c'era lui però alla guida del minivan nero modello Mercedes Vito con targa diplomatica ispezionato dai tecnici della scientifica turca utilizzando sostanze chimiche in grado di rendere evidenti tracce ematiche non visibili a occhio nudo.

Sarebbe questo il mezzo con cui il corpo di Khashoggi - o i suoi resti - sono stati trasportati fuori dal consolato. Prima, alle 15:09, poco meno di due ore dall'ingresso del reporter, nella residenza del console. Poi in una località lontana, forse la Foresta di Belgrado, il bosco meta di escursionisti alla periferia europea di Istanbul, dove in queste ore proseguono le ricerche della polizia.

Mentre l'inchiesta prosegue, appare sempre più difficile la gestione politica di questa crisi per gli attori coinvolti. A poche settimane dalle elezioni di mid-term, negli Stati Uniti cresce la pressione su Trump perché faccia chiarezza con Riad, che secondo il New York Times è pronta a sacrificare un alto ufficiale di intelligente, il generale Ahmed al-Assiri, uomo di punta dei servizi e consigliere della Corona. Ma non è detto che basti a placare i sospetti intorno al principe ereditario Mohammed bin Salman, la cui immagine in Occidente appare sempre più compromessa.

Boicottata dai ministri economici di Europa e Stati Uniti e dal Fondo monetario internazionale, la sua "Davos del deserto" inizierà martedì decimata dalle defezioni. Oggi ha annunciato il forfait un altro gigante economico, Airbus, che si unisce a diverse grandi aziende e banche, da Uber a Hsbc, e ai big dell'editoria degli Usa, tra cui Cnn e New York Times. Il segretario al tesoro americano, Steve Mnuchin, anche lui tra i disertori dell'evento, sarà però a fine mese a un incontro sulla lotta al terrorismo a Riad.

E sul caso alzano la voce anche gli avversari dell'Arabia Saudita in Medio Oriente. Dal Libano il capo di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, l'ha invitata a prendere una decisione "coraggiosa" e porre fine alla guerra in Yemen, sostenendo che "l'immagine nel mondo dell'Arabia Saudita è al suo minimo storico".

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